#Recensione: Biglietto di terza classe di Silvia Pattarini con intervista

luglio 23, 2015


Un libro che ho letto un po’ di tempo fa ma che ricordo sempre con piacere, ringrazio Silvia per la disponibilità e gentilezza.



Titolo:Biglietto di terza classe
Autore:Silvia Pattarini
Casa editrice:0111 edizioni
Pagine: 180
Genere: romanzo storico
Prezzo cartaceo: € 15,00


Sinossi:

Lina aveva vent'anni quando, agli albori del '900, emigrò in America in cerca di fortuna. Il lungo viaggio per mare sul bastimento, con destinazione New York. Le paure durante la traversata, in terza classe, giù nella stiva, con emigranti che fuggivano dalla disperazione alla ricerca di una vita migliore. Il Nuovo Mondo, gli umilianti controlli sull'isola di Ellis, chiamata dai migranti "l'Isola delle lacrime". La nuova vita da cittadina americana. Le difficoltà, le lotte per i diritti delle donne e contro lo sfruttamento minorile. I pericoli e le avversità da affrontare. Infine l'amore, ma per questo ci sarà un alto prezzo da pagare.



Recensione:


La protagonista è Lina una giovane di 20 anni di Piacenza, una ragazza normale figlia di contadini, che agli inizi del ‘900 decide di intraprendere il viaggio verso l’America.
In questo libro viene raccontata la storia di Lina a 360 gradi, dall’infanzia, al suo percorso di crescita, al viaggio verso il Nuovo Mondo  e alla sua nuova vita.
Questo libro parte da un fatto vero, Silvia Pattarini  alla fine degli anni novanta, quasi per caso aiuta la nonna a trovare una  carta in uno di quei vecchi cassetti dei nonni,  con sua grande sorpresa,si ritrova tra le mani una busta dove  c’era  un  biglietto di terza classe per l’America datato 20 agosto 1919, come quello che si vede nella copertina del libro e nella foto.Da quel foglietto Silvia inizia a scrivere il suo romanzo.



Ma partiamo per gradi, innanzitutto troviamo la ragazza nel suo paese d’origine, lei è molto conosciuta in quanto è una delle poche persone che sapeva leggere e scrivere quindi molti si rivolgevano a lei per farsi leggere lettere o cartoline di parenti lontani.
Molti italiani in quel periodo decidevano di emigrare per trovare fortuna o semplicemente per fuggire da una situazione di miseria e povertà, il lavoro era poco e il cibo scarseggiava.
Vi chiederete come mai Lina così di umili origini sapesse leggere e scrivere?
L’autrice ce lo spiega poco dopo, quando a 10 anni Lina cade su una pietra appuntita che le causa una brutta ferita alla gamba, i medici le dicono che non possono guarirla ma l’unica cosa possibile è quella di amputare la gamba.
Così suo padre si rivolge alle suore di Rivergaro che la ospitano al convento, la curano e nel periodo che la bambina è li da loro, le insegnano a cucire a leggere e scrivere, inoltre le regalano una corona dalla quale non si separerà più.
All’ epoca la parola e l’aiuto della chiesa, di parroci e suore era importantissimo, ci si rivolgeva a loro in caso di malattie, per cercare lavoro, oggi la situazione è radicalmente cambiata.
La vita di Lina è costellata da grande dolore, ora che è rimasta zoppa perde anche la sorella Paolina e la bambina che la stessa porta in grembo.
Non si da mai per vinta la ragazza vuole riuscire a raggiungere la Merica, cose veniva chiamata dagli italiani, dove già c’è la sorella Emilia e il marito Giulio, nelle lettere che riceve dalla ragazza, il nuovo continente  viene descritto come un posto bellissimo, con molto lavoro, dove ci sono delle porte magiche dove si entra e ti trasportano nei vari piani del palazzo senza l’utilizzo delle scale(ascensore).
Inoltre, dove si può usare un aggeggio che viene chiamato “tele fon” con il quale si può  parlare direttamente senza utilizzare un foglio e una penna.
Decide quindi di provare a partire,dopo un viaggio non proprio facile, arriva nella città ligure dove, dopo un rigoroso controllo medico e dei documenti, si imbarca.
E qui iniziano i problemi , come ben sappiamo la terza classe è quella peggiore, dove i passeggeri vengono chiamati “di stiva”, dove le condizioni igieniche erano al limite. Le cuccette erano sovraccariche di persone, non si poteva cambiare d’abito, in quanto le valige erano nel reparto bagagli della nave e non  c’era modo di recuperarle fino alla fine del viaggio, così se un bambino vomitava, o si sporcava non si poteva pulire.
Le stanze rimanevano sporche, non si poteva farle  arieggiare,  questo contribuiva  alla diffusione di malattie gravi, oltretutto c’erano poche medicine a disposizione.
Dopo molti giorni di viaggio arrivano a Ellis Island anche chiamata” l’isola delle lacrime”, eh si vi chiederete non a New York no……. prima di arrivare nella grande mela ci si fermava qui dove i passeggeri erano sottoposti a dei controlli sanitari oltre che venire interrogati.
Inoltre le donne sole potevano restare, solamente se c’era già a New York un parente maschio  altrimenti venivano rispedite indietro. Lina manda un telegramma alla sorella che la viene a prendere subito e da qui inizia la sua permanenza in America.
La vita nel Nuovo Continente non è tutta rosa e fiori anzi la situazione anche lì è difficile, gli emigrati italiani vengono trattati molto male, non ci si fida di loro vengono soprannominati con dei dispregiativi quali dago, wop ecc.
Se trovano un impiego vengono considerati dei ladri quindi vengono controllati prima di poter andare a casa oppure durante il loro lavoro venivano chiusi a chiave per paura che rubassero o facessero troppe pause.
Ho adorato Lina perché è una di noi, una ragazza del popolo, seria che spera in un futuro migliore, che parte da sola lascia il suo paese e la sua famiglia per il sogno americano. Ha una grande forza sa rialzarsi e trova sempre il coraggio di andare avanti. Lotta per i propri diritti non senza difficoltà.
La scrittrice è riuscita a narrare una storia seppur inventata in maniera meravigliosa sembra quasi che stia raccontando la vita vera di una ragazza che emigra in America.
Si nota moltissimo l’impegno che Silvia ha messo nel suo lavoro di ricerca e di ricostruzione del periodo storico  basando la storia su dei fatti  di cronaca realmente accaduti.
Lo stile è molto scorrevole, il romanzo è molto interessante ma sebbene il racconto sia pervaso da fatti drammatici non è mai stato noioso o cupo o triste, anzi quando interrompevo la lettura non vedevo l’ora di riprenderla in mano per sapere come andava avanti.
La scrittrice ha voluto dedicare il libro alla sua nonna che con il suo biglietto le ha dato lo spunto per la sua storia e alla memoria soprattutto dei suoi antenati e per far conoscere la storia ai propri figli.
Un libro che farete fatica  a dimenticare, fatto di sentimenti e di emozioni che rimarrà nel vostro cuore.

Intervista all’autrice:Silvia Pattarini


1-Il tuo libro si basa su una storia vera,un giorno hai aiutato tua nonna a sistemare dei cassetti e ti sei ritrovata tra le mani un biglietto di terza classe per l’America datato 20 agosto 1919. Quali sono state le tue sensazioni quando hai fatto questa scoperta e come poi è nata l’idea di scrivere un libro?




Ciao Alice, intanto ti ringrazio per questo spazio che hai voluto dedicarmi, mi fa davvero piacere. È accaduto realmente così, un giorno mentre aiutavo mia nonna a cercare qualcosa in un cassetto, mi è letteralmente capitato tra le mani quel vecchio biglietto: un biglietto di terza classe. Era proprio quello appartenuto a mia nonna, lo stupore è stato grande, sia da parte mia, che stringevo tra le mani un “pezzo di storia”, sia da parte di mia nonna, che non lo vedeva da parecchi anni, pur essendo consapevole di averlo conservato da qualche parte.





2-Lina la protagonista del romanzo, è una donna tenace e coraggiosa che affronta le difficoltà della vita sapendosi sempre rialzare, hai per caso preso spunto da qualche persona a te vicina?

In realtà ho tentato di prendere spunto dalla vita della mia bisnonna, che non ho mai conosciuto personalmente, morì quando io ero ancora neonata, ma mi parlarono molto di lei negli anni a venire.

3-Il sogno per gli italiani del tempo era quello di andare in “Merica” come veniva chiamata, per riuscire a vivere meglio, a trovare un lavoro dignitoso; oggi la situazione si è capovolta come vedi l’accoglienza degli immigrati?

È un argomento complesso, ma in fondo non si discosta poi molto da quello che capitava anni fa ai nostri nonni. Solo che loro non erano mantenuti a spese del governo americano, lavoravano a tariffe da sfruttamento, e pagavano regolarmente l’affitto, anche se probabilmente, la situazione non era così diversa dalla realtà quotidiana che vivono le nostre città. Anche i nostri connazionali si adattavano a pagare una quota per dormire sotto un tetto, magari condividendo il locale con altre persone. Oggi ci sono profughi che a quanto sembra, hanno la fortuna di vivere sotto un tetto, con vitto e alloggio già pagato, lo vediamo anche nella realtà del mio comune di residenza, sono ben vestiti e gironzolano tranquillamente in bicicletta. Non è così male la vita del profugo. Ma non è così per tutti, lo sappiamo bene.

E in più molti italiani continuano ad andare all’estero soprattutto i giovani, ma non solo in America anche qui vicino a noi nei paesi europei, pensi che il nostro paese non offri più opportunità per loro?
È la realtà. Le opportunità di lavoro qui in Italia scarseggiano sempre più, è normale che un giovane si orienti all’estero per trovare una possibilità di lavoro. Ci sono tanti esempi di giovani, che terminate le scuole si trasferiscono in altri stati europei, alcuni si spostano in grandi città come Berlino, Londra, Parigi, Barcellona e Madrid, altri addirittura si stanno orientando verso il nord Africa, allettati dalle grandi opportunità di lavoro offerte, e dal basso costo della vita. Credo che tra qualche anno consiglierò ai miei figli di valutare nuovi orizzonti da esplorare, ma non per scopi turistici, bensì come opportunità lavorative.

4- Lina, è un personaggio che mi è piaciuto molto perché descrive una ragazza semplice e del popolo come lo erano le nostre antenate. Immagino che tu abbia fatto molte ricerche per descrivere questo periodo, ti ha aiutato internet, i libri, o i racconti dei nonni?

La parte maggiore lo hanno fatto i racconti della nonna, preziose “fonti storiche orali” che raccontano di un passato reale a volte drammatico, vissuto in prima persona, e tramandato da madre-figlia. Poi  la “fonte storica materiale” il biglietto stesso, mi ha suggerito preziose informazioni, perché non è un semplice vecchio pezzo di carta, è molto di più. È una vera miniera di informazioni. Ovviamente abbinando il tutto a innumerevoli ricerche anche su internet, e amalgamando il tutto con un po’ di fantasia, ne è uscita una storia che ha tutta l’apparenza di una storia vera. Credo di avere fatto un buon lavoro.

5-Cosa ne pensi dell’auto-pubblicazione? Come è stata la tua esperienza con le case editrici?


L’auto-pubblicazione è una realtà che sta diventando un po’ troppo inflazionata, nel senso che molti autori, per svariati motivi, scelgono questa via. Vuoi perché non soddisfatti degli editori precedenti e in questo caso li capisco benissimo perché il panorama editoriale italiano, purtroppo, non sempre è in grado di soddisfare le esigenze di noi autori emergenti, talvolta alcuni editori sono una vera delusione.
Dall’altro ci sono invece anche quelli che si sono sentiti rifiutare il proprio scritto dagli editori, e sono ricorsi a questa via perché convinti di avere scritto il best seller del millennio. E il lettore ne subisce le conseguenze.
Nel mio piccolo posso ritenermi fortunata, il mio editore non è male, anche se potrebbe lavorare meglio  sul discorso distribuzione nelle librerie; troppo spesso è capitato che il mio libro non fosse presente nelle librerie e i lettori abbiano dovuto ordinarlo on line. Questo non dovrebbe accadere.

6-Dopo “Biglietto di terza classe” hai scritto altri libri ce ne vuoi parlare?


Biglietto di terza classe è stato il mio romanzo d’esordio. Poi ho pubblicato un ebook con Lettere Animate editore, “La mitica 500 blu”, racconto esilarante ambientato ai piedi della Pietra di Bismantova sul finire degli anni ’80, quando i ragazzi non erano ancora “schiavi” della tecnologia, non esistevano i telefonini e internet non si capiva ancora bene cosa fosse. In compenso ci si divertiva ugualmente con le amiche, gironzolando in 500 e con le musiche dei Duran Duran  e di Zucchero in sottofondo. Se vuoi farti due risate te lo consiglio. Al momento sto anche lavorando a un nuovo romanzo, ma per scaramanzia non posso anticiparti  nulla. Se saranno rose fioriranno, come dice sempre mia madre!

7-Oltre ad essere una scrittrice sei anche una lettrice che generi leggi? Chi sono gli autori ai quali ti ispiri?

Ultimamente, anche per la mia nuova collaborazione ad un blog letterario “Gli scrittori della porta accanto”, sto leggendo autori emergenti. E devo dire che tra di loro ci sono davvero dei talenti. Non mi stupirei affatto se tra qualche anno, qualcuno di loro diventasse famoso. A chi mi ispiro? Per il mio nuovo romanzo sto leggendo la Kinsella, ma non posso anticipare di più.

8-Hai dei progetti per il futuro?

Come anticipato sto lavorando ad un nuovo romanzo. Spero di riuscire a terminarlo e poi  di pubblicarlo.

9- Infine, vuoi fare qualche ringraziamento?

Ringrazio prima di tutto te, per avermi gentilmente concesso questa intervista, poi ringrazio tutti i miei lettori, che pur di leggermi sono disposti a fare i salti mortali, anche ordinare il libro on line o accontentarsi dell’ebook, visto il mio libro in libreria non si trova.
Poi ringrazio e saluto i colleghi del blog “Gli scrittori della porta accanto”

http://gliscrittoridellaportaaccanto.blogspot.it/

 con i quali ho instaurato un bellissimo rapporto di collaborazione.

E ringrazio tutti coloro che riusciranno a leggere l’intervista fino alla fine.
Un grazie e un saluto a tutti, di vero cuore dalla vostra Silvia Pattarini.


Da parte mia vi saluto e vi auguro buone letture!


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